Quando si sceglie di adottare un cane facendolo entrare nel proprio gruppo familiare è importante conoscere il suo mondo, la sua comunicazione, trovare un punto di incontro per raggiungere un equilibrio nella convivenza insieme.

In molti casi le persone si lamentano dei comportamenti del cane affermando che dà dei problemi arrivando a identificare il cane con il problema stesso. Ma siamo proprio sicuri che sia così? E se alla base ci fosse un’incomprensione dovuta al fatto che, appartenendo a specie diverse, diamo per scontato che noi umani siamo nel giusto e il cane deve solo obbedirci? Questa è una visione antropocentrica che non tiene conto del cane come individuo.

Il cane non è un robot!

Il cane è un interlocutore nella comunicazione, nella relazione.

In questo articolo voglio riportarvi il mio pensiero in merito al valore che ha intraprendere un buon percorso educativo basandomi sulla mia esperienza di relazione con i cani e alla formazione come educatrice cinofila presso la Scuola ThinkDog.

Educatore e addestratore: sono sinonimi?

Educazione e addestramento NON sono sinonimi e spesso si crea confusione intorno a questi termini e di conseguenza al ruolo svolto dal professionista cinofilo.

L’etimologia può aiutare.

EDUCAZIONE deriva da “ex-ducere” e significa “tirar fuori”, far emergere ciò che un individuo ha dentro. Si tratta di aiutare un individuo a far emergere la migliore versione di sé. L’educazione del cane si basa sul suo sviluppo come individuo a sé, facendo emergere i suoi bisogni, le sue motivazioni e il suo carattere.

ADDESTRARE deriva dall’unione di “ad” e “destro” che significa “rendere destro”, “rendere abile”. L’addestramento di un cane ha come obiettivo renderlo abile in qualcosa di specifico. Si tratta di una disciplina performativa, che è basata sulle doti naturali che ha il cane per un obiettivo specifico. Ad esempio i cani che vengono allenati per la ricerca di persone scomparse o cercare un virus.

Un corretto approccio ad un percorso di addestramento non può comunque prescindere da un percorso educativo basato sulla relazione, sulla collaborazione e il piacere di fare qualcosa insieme.

Educazione con approccio cognitivo – zooantropologico

La scienza moderna sostiene che il cane non “ragiona per istinto”, ma ha una mente complessa e sperimenta una ricca vita emozionale. Il cane presenta una comunicazione raffinata e una grande intelligenza sociale. Il cane ha una mente relazionale e questo significa che le relazioni sono ciò che di più influenza la formazione della sua personalità.

Tenendo in considerazione questo possiamo dedurre quanto il nostro modo di approcciarci al cane a livello comunicativo, emozionale, mentale e come lo consideriamo abbia un impatto significativo su di lui e sul suo apprendimento. Per questo è fondamentale fare un cambio di prospettiva e guardare il mondo come lo vede lui, per comprendere chi è quell’individuo a quattro zampe che accompagna le nostre giornate.

Il cognitivismo nasce come corrente psicologica negli anni ‘60 in contrapposizione al comportamentismo. In questi anni sorge un interrogativo: “che cos’è la cognizione?” Nasce quindi la psicologia cognitiva che indaga su questo e dalle ricerche emerge che abbiamo delle dotazioni cognitive come l’attenzione, memoria, capacità di elaborare dati, processarli e anche i cani ne sono dotati.

I cani sono dotati di molte funzioni cognitive, hanno idee sul mondo, hanno una loro soggettività.

Con la nascita dell’etologia cognitiva, capacità come coscienza, pianificazione ed emozioni non sono più state una prerogativa dell’uomo, ma anche degli animali.

Vengono riconosciute agli animali capacità cognitive complesse quando ad esempio si trovano a dover adattare il loro comportamento in modo flessibile e adeguato a cambiamenti ambientali oppure quando comunicano intenzionalmente tra di loro per cooperare a livello di branco.

Il grado di cognizione del cane è evidente in questo caso. Il branco è un gruppo di individui che fa azioni coordinate di difesa del territorio, di caccia, di accudimento della prole. Questo li rende branco, perché hanno un alto grado di livello di cooperazione interattiva, formano gerarchie e status.

Questo vuol dire che hanno un grado di cognizione molto elevato e riescono a fare tutto ciò grazie al linguaggio che non si esprime attraverso le parole.

L’approccio cognitivo zooantropologico mette insieme due concetti:

  • la COGNIZIONE che ritiene che il comportamento del cane non è basato sul condizionamento classico in cui allo stimolo corrisponde una risposta automatica e in cui la mente viene considerata una scatola vuota, una “black box” come veniva definita dai comportamentisti. L’approccio cognitivo riconosce al cane una facoltà mentale in cui il comportamento è il risultato di un ragionamento.
  • la ZOOANTROPOLOGIA è la disciplina che studia la relazione tra l’uomo e gli animali e i benefici che l’uomo può ricevere da parte delle diversità animali. Riconoscere l’alterità animale e in questo caso riconoscere che il cane ha una sua identità, delle emozioni, delle capacità frutto della genetica e delle esperienze fatte ci mette nella condizione di rapportarci con lui alla pari.

L’approccio cognitivo – zooantropologico riconosce negli animali degli individui con le proprie caratteristiche e le proprie capacità e facoltà mentali. In questo caso, quindi, il cane è a tutti gli effetti un partner alla pari nella relazione con l’uomo, portando così beneficio nella relazione.

Noi umani possiamo imparare dal nostro cane, poiché anche lui, come noi, ha delle capacità che mette in atto, qualora gli venga lasciata la libertà di esprimersi.

Accettare che il cane è un partner alla pari aumenta notevolmente la nostra visione del mondo e ci mette nelle condizioni di aprirci a un nuovo sguardo sull’altro. Dobbiamo “solo” allentare il senso di controllo e abbandonare l’idea che noi uomini siamo al centro dell’universo.  

L’addestramento e i “metodi gentili” hanno un approccio cognitivo zooantropologico?

La risposta è NO!

L’addestramento tradizionale si basa su metodi coercitivi e vede il cane come un essere da sottomettere e non come un individuo in grado di scegliere se messo nelle condizioni di farlo.

È un modello non educativo in cui vige ancora il paradigma della dominanza (io sono il padrone e tu cane sei un subordinato). I metodi utilizzati sono per lo più violenti (strattoni, urla, collare a strozzo ecc.) e possono provocare gravi danni alla salute mentale del cane generando anche disturbi ossessivo-compulsivi.

Il “metodo gentile” è basato sul rinforzo positivo, cioè vado ad aumentare in frequenza un comportamento che desidero dal cane aggiungendo un qualcosa alla mia azione.

Ad esempio premio il cane ogni volta che gli chiedo il seduto. Ricevere cibo aiuterà il cane a riprodurre sempre di più quel comportamento. Non c’è l’uso di metodi coercitivi e a vederla così sembra un buon metodo e in parte lo è, ma solo in parte, perché in questo caso non si tiene in considerazione la mente del cane, le sue capacità, le sue abilità nell’apprendere un qualcosa di nuovo e lo sviluppo del suo potenziale cognitivo.

Percorso educativo con approccio cognitivo zooantropologico

Il percorso educativo guidato da un educatore cinofilo con approccio cognitivo – zooantropologico ha lo scopo di creare quelle condizioni ottimali (sia a livello di setting che a livello emotivo), affinché il cane e le persone coinvolte possano sentirsi libere di esprimersi in uno spazio senza giudizio e in cui le esperienze diventano momenti importanti di conoscenza di sé, del cane e della relazione.

L’ educatore è in grado di offrire alle persone quegli strumenti di conoscenza specifici per permettergli di vedere il mondo dalla prospettiva del cane.

Guardare il mondo dalla prospettiva del cane non solo facilita il raggiungimento di un obiettivo educativo, ludico, sportivo o terapeutico, ma ci permette di sviluppare la nostra intelligenza emotiva e sociale, sia con i cani che con le persone e con il mondo circostante in generale.

Nel percorso educativo i riferimenti umani sono invitati a mettersi in gioco, a mettersi in discussione se vogliono veramente capire il cane con cui vivono e creare le basi per una relazione autentica fatta da empatia, comprensione dei bisogni, delle motivazioni del cane, insomma del modo con cui il cane vive e vede il mondo.

Il mondo in cui il cane vive è antropocentrico e questo comporta un grande sforzo, una grande fatica quando si trova ad affrontare certe situazioni.

Quello che per noi è normale non è detto che lo sia per il cane.

Il cane si trova troppo spesso a dover rispettare le regole sociali che però appartengono al nostro mondo e non al suo e le persone non hanno neanche la consapevolezza di questo e non conoscono le regole sociali che appartengono alla specie cane.

Ruolo dell’educatore

Compito dell’educatore è quindi quello di capire la specificità del cane in quanto appartenente alla specie “canis familiaris” e in quanto individuo a sée dargli gli strumenti per affrontare il mondo senza troppe ansie o paure e poter essere così felice e appagato insieme alla famiglia umana.

L’educatore cinofilo diventa un mediatore, un ponte tra le persone e i cani e li guida nella creazione di una relazione autentica in cui entrambe le parti conoscono il mondo dell’altro e insieme creano un canale di comunicazione per comprendersi.

L’educatore ha quindi il compito di far incontrare il cane e il compagno umano nel modo migliore, favorendone la reciproca comprensione, l’empatia e la comunicazione.

Conclusioni

Si è visto che un percorso educativo con approccio cognitivo zooantropologico offre una via di conoscenza del cane e la creazione di una relazione più autentica, perché si viene a creare un accreditamento reciproco. Un breve riepilogo a punti di questi aspetti importanti nella relazione con il cane:

  • Rispetto per chi è.
  • Non identificare il comportamento del cane con il cane stesso. Lui non è ciò che fa! Il comportamento è una rappresentazione istantanea di quel preciso momento in quel determinato ambiente di ciò che il cane sente, vuole, crede ed è legato anche alle sue aspettative e ai suoi bisogni.
  • Rendersi conto che il cane ha una mente complessa e una vita emozionale.
  • Vivere la diversità come un’occasione di crescita e di ampliamento dei propri orizzonti mentali.
  • La relazione è lo strumento principale di un percorso educativo.
  • Essere consapevoli che la relazione te e il cane porta ad un processo di crescita e cambiamento reciproco.

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