L’etichetta alimentare è la carta d’identità di ciò che diamo da mangiare ai nostri cani e gatti.

In questo articolo vedremo come leggere le etichette ovvero quell’insieme di informazioni che, nel rispetto delle normative europee vigenti, troviamo scritte sulle confezioni delle crocchette e del cibo umido.

Vedremo l’importanza di utilizzare questo strumento al fine di fare una scelta consapevole non condizionata da strategie di marketing e dalle pubblicità.

Perché è importante saper leggere l’etichetta? 

L’alimentazione del nostro amico a 4 zampe è importantissima a livello di salute fisica e psichica. Il cibo che gli offriamo serve non solo per nutrirlo a livello fisico, ma è necessario anche che sia appagante. Esiste infatti una stretta correlazione tra psiche e intestino che sono in continua comunicazione.

Saper leggere l’etichetta serve per fare la scelta migliore durante l’acquisto del cibo per il nostro cane e gatto, senza farsi ingannare dal marketing. Troppo spesso le nostre scelte, infatti, sono dettate dalle offerte, dal colore del pacchetto o da alcune diciture (claims) un po’dubbie. 

Fatte queste premesse partiamo alla scoperta del mondo pet food!

Mangime completo e mangime complementare: le differenze

a prima cosa sulla quale porre attenzione sul prodotto è la dicitura “mangime completo” e “mangime complementare”. Hanno due significati diversi: 

  • mangime completo indica unalimento che da solo soddisfa tutte le esigenze nutrizionali del cane.
  • mangime complementare significa chel’alimento deve sempre essere dato in associazione ad altri alimenti. 

Tra questi mangimi completi e complementari abbiamo 3 categorie di cibo:

  • cibo umido, con umidità superiore al 60%, dove troviamo la maggior parte degli alimenti in scatola o bustine per cani.
  • cibo secco, avente un tasso di umidità <14%. Ricadono in questa categoria le crocchette e gli essiccati a freddo.
  • cibo semi-umido, si tratta di una tipologia di alimenti che comprende sia secco che umido con un tasso di umidità compreso fra il 14 e il 60%.

Struttura dell’etichetta

L’etichetta è composta da tre voci.

Composizione

È l’elenco degli ingredienti che sono stati utilizzati. Gli ingredienti vengono elencati facendo riferimento all’ingrediente così come è prima che venga amalgamato con gli altri. 

Per legge la lista degli ingredienti è ordinata in senso decrescente in base alla loro quantità espressa in percentuale. Il primo alimento della lista ingredienti sarà quindi quello maggiormente rappresentato e così via a scendere fino all’ultimo.

Componenti analitici

Sono dei valori numerici, risultati da un’analisi fatta su una parte del prodotto finito.

Quando il processo di lavorazione delle crocchette è terminato una piccola parte di queste viene fatta esaminare e il risultato di queste analisi viene scritto in questa voce dell’etichetta.

Da sottolineare è che questa voce dell’etichetta riporta numeri, ma non dice nulla sulla qualità del prodotto e quindi sul vero valore nutrizionale.

La composizione analitica è quella parte dove troviamo scritte le percentuali di:

  • ceneri grezze o gregge: rappresentano il livello di sali minerali ottenuti dopo un processo di combustione avvenuto su una certa quantità del prodotto finito. ATTENZIONE!!!! A volte ciò che viene bruciato è anche una sostanza chimica (es.: contenitore di plastica dove c’era la carne). In questo caso un valore alto di ceneri grezze non è più un dato interessante. 
  • umidità: indica il vapore acqueo contenuto negli ingredienti. Questo dato permette di capire se si tratta di prodotto secco o umido.
  • proteine gregge o grezze: il dato riportato in etichetta è il frutto della stima del valore di azoto contenuto nell’alimento. Esiste una stretta correlazione tra proteine e azoto, infatti quest’ultimo è l’unico elemento chimico che contraddistingue la molecola delle proteine. Più è alto il valore di azoto più proteine DOVREBBERO essere presenti nel cibo, ma anche in questo caso non è sempre così….
  • grassi greggi: indicano la quantità dei lipidi presenti nel cibo. È importante che l’azienda specifichi di che grasso si tratta, per valutarne la qualità.
  • fibre gregge: servono per il transito intestinale e una giusta quantità ben bilanciata con il resto degli ingredienti è importante. Meglio se integrali.

Additivi

Sono generalmente suddivisi in quattro categorie.

  • additivi nutrizionali che indicano i minerali, gli amminoacidi, gli oligoelementi e le vitamine che sono stati reintegrati nel prodotto al termine della lavorazione. Quando si legge questa dicitura è perché molto spesso la materia prima non è di alta qualità e non c’è una lavorazione a freddo. Le materie prime cuocendo a temperature elevate (non a freddo) non mantengono inalterate le proprietà delle proteine, degli enzimi e delle vitamine, quindi bisogna inserirle dopo la cottura.
  • additivi tecnologici o zootecnici che indicano i conservanti e delle particolari sostanze usate per facilitare la lavorazione, agiscono sulla digestione. Su un piano nutrizionale non hanno valore. 
  • additivi organolettici: fanno riferimento agli appetizzanti, ai coloranti e agli aromatizzanti usati. 

Attenzione agli escamotage!

Nella lettura della lista ingredienti sappiamo che si deve cercare come primo ingrediente la carne, essendo il cane un carnivoro definito “opportunista” e il gatto un carnivoro definito “obbligato”.  Carne e pesce contengono infatti proteine di maggior valore biologico. 

Ci sono delle strategie che alcune aziende mettono in atto (tutto nella legalità s’intende, ma non nell’onestà) per far sembrare il loro prodotto migliore e adatto alla specie cane o gatto. Vediamone alcuni:

  • Dicitura “carne fresca”: questi alimenti quando inseriti in lista ingredienti finiscono automaticamente per primi, avendo un maggior contenuto di acqua dei successivi (cereali magari), che sono disidratati. Hanno un peso maggiore e seppur questo peso sia composto da acqua, hanno diritto ad essere elencati prima. Attenzione però perché non si intende “fresca” come qualità (buona), ma significa che la carne è stata pesata quando ancora doveva subire un processo tecnologico di lavorazione. Per diventare crocchetta la carne deve essere essiccata, quindi la percentuale di carne effettiva dopo l’essicazione sarà decisamente inferiore. 
  • Diciture come “proteine di pollo” oppure “idrolizzato di proteine animali” significa che è avvenuto un processo chimico durante il quale vengono estratte dagli scarti degli animali (piume, zoccoli, pelle…) le proteine. Dobbiamo quindi essere ben consapevoli che ad essere utilizzato è qualcosa di molto lontano da ciò che noi intendiamo per carne. Le proteine di questo tipo hanno un valore nutrizionale molto basso e basso è il valore biologico ovvero la quantità e la qualità degli amminoacidi essenziali presenti in un alimento. Più alto è il valore biologico, maggiore sarà l’assimilazione, maggiore la sua biodisponibilità (rappresenta la velocità con cui una sostanza viene assorbita da un essere vivente), minore la quantità di scorie che il corpo dovrà smaltire.
  • Dicitura “farina di carne”: qui potremmo dire che compare la parola carne e pensare di dare al nostro cane o gatto un alimento a base di carne, in realtà non è così. Ricerche fatte all’interno di un progetto ministeriale hanno stimato che di carne effettiva nella farina di carne ce n’è una media del 6%-7%. Inoltre tutto ciò che è scarto per l’alimentazione umana può essere trasformata in farina. Questo significa che si può trovare carne scaduta dei supermercati per esempio.
  • Parcellizzazione dei cereali: all’interno della macro categoria definita “cereali” vengono raggruppati tutti i cereali presenti nell’alimento. La loro quantità sarà quindi la somma delle varie quantità di ciascuno (riso, grano, mais etc.). Se questi ingredienti venissero indicati singolarmente il risultato sarebbe che slitterebbero più avanti nella lista ingredienti forse anche al primo posto e a questo punto l’alimento sarebbe più adatto ad un uccellino che ad un carnivoro. Leggendo con attenzione l’etichetta si potrebbe trovare al secondo, terzo o quarto posto il riso, più avanti grano, poi mais e così via. Se all’interno di quella stessa etichetta però questi ingredienti fossero stati sommati come “cereali”, questa voce sarebbe magari finita al primo posto in lista ingredienti. 

Riepilogo per un consapevole acquisto

  1. Leggere l’etichetta soprattutto la parte relativa alla composizione.
  2. Guardare che la carne sia sempre il primo ingrediente.
  3. Evitare le farine animali.
  4. Non farsi ingannare dalla dicitura “fresco” quando si tratta di cibo secco.
  5. Dubitare di quelle voci troppo generiche come “ grassi animali”, ma chiedersi sempre di che cosa si tratta, che animale è, che olio è ecc.
  6. Evitare prodotti in cui sono inseriti appetizzanti, conservanti e additivi.

Leggere un’etichetta è il primo passo

Il secondo è avere qualcuno di fiducia al tuo fianco.
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