Negli ultimi anni il cibo monoproteico è diventato molto diffuso.
Ma cosa significa esattamente “monoproteico”? È sempre la scelta migliore?
Offrirlo ogni giorno al cane o al gatto è vantaggioso oppure può comportare dei rischi?
In questo articolo analizzeremo il cibo monoproteico da diversi punti di vista: al termine avrete gli strumenti per scegliere consapevolmente ciò che è meglio per il vostro animale.
Cibo monoproteico: definizione
Un alimento monoproteico contiene una sola fonte proteica animale.
Ad esempio, se acquistate un cibo monoproteico al manzo, l’unica proteina animale presente deve essere quella del manzo.
Quando scegliete un monoproteico, verificate che anche la fonte dei grassi sia coerente con la proteina indicata.
Riprendendo l’esempio del manzo, la composizione dovrebbe riportare “grasso di manzo”: se invece fossero presenti grasso di pollo o di maiale, potrebbero introdursi piccole quantità di altre proteine, sufficienti a scatenare una reazione avversa nei soggetti sensibili.
Anche in questo caso, la lettura dell’etichetta è fondamentale.
Come nasce il cibo monoproteico
Il cibo monoproteico nasce con uno scopo principalmente diagnostico: individuare l’alimento che ha scatenato una reazione avversa (allergia o intolleranza).
Spesso si tende a confondere questi due termini, ma non sono la stessa cosa:
- Allergia: risposta esagerata del sistema immunitario verso una sostanza (allergene);
- Intolleranza: reazione anomala dell’organismo a una sostanza, senza necessariamente coinvolgere il sistema immunitario.
Negli animali non esistono test affidabili come per gli umani, quindi si ricorre alle diete ad esclusione, scegliendo un alimento monoproteico per valutare se la proteina ingerita prima della comparsa dei sintomi sia la causa o la concausa del problema.
Nella maggior parte dei casi, la proteina animale è la principale indiziata, per questo si passa a un cibo con una sola proteina, preferibilmente una proteina nuova per l’animale (mai assunta prima).
Eliminando l’alimento sospetto e inserendone uno nuovo, il sistema immunitario non viene stimolato e la sintomatologia tende a ridursi.
Esistono anche test per le intolleranze alimentari: chiedete informazioni al vostro veterinario di fiducia.
Il monoproteico risolve il problema?
Non sempre. Ecco alcuni punti da considerare:
- Snack, masticativi e premi: sono monoproteici?
Spesso, anche se il cibo principale lo è, gli alimenti extra contengono altre proteine che possono riattivare la sintomatologia.
- Il problema è sempre la carne?
No. Ad esempio, non è il pollo “in sé” a fare male, ma eventuali residui derivanti da allevamenti intensivi (antibiotici e altri farmaci).
Scegliete aziende etiche, che rispettano animali e cicli naturali.
- Anche le proteine vegetali possono essere allergeni
Riso, patate e altri carboidrati contengono proteine potenzialmente allergizzanti.
In molti cibi, compresi i monoproteici, la quantità di carboidrati è molto alta per un carnivoro come cane o gatto.
Un eccesso può causare infiammazione intestinale, aumentare la permeabilità delle pareti e favorire il passaggio di molecole nel sangue che attivano il sistema immunitario.
Il ripetersi di questo processo è una delle cause principali dell’insorgenza di allergie.
Vantaggi del cibo monoproteico
I vantaggi principali sono di tipo diagnostico:
- Se la sintomatologia migliora dopo l’introduzione del monoproteico, possiamo parlare di reazione responsiva all’alimento.
- La conferma avviene reintroducendo altri alimenti: se i sintomi tornano, il collegamento è evidente.
Sul mercato oggi esistono molte fonti proteiche: da quelle più comuni (maiale, pesce) a quelle più rare (cervo, canguro). Questo permette di trovare una proteina nuova anche nei casi più complessi.
Svantaggi del cibo monoproteico
Come sempre, esiste il rovescio della medaglia.
- Scarsa varietà = microflora intestinale più povera
Mangiare sempre lo stesso alimento può impoverire il microbiota e favorire l’insorgenza di patologie croniche.
- Monotonia alimentare
Una dieta priva di varietà è meno appagante e può portare a carenze nutrizionali.
- Accumulo di sostanze indesiderate
Mangiare tutti i giorni pesce, ad esempio, può favorire l’accumulo di metalli pesanti.
Per noi umani — e anche per cani e gatti — la dieta migliore è fresca, varia e adatta alla specie.
Conclusioni
Il cibo monoproteico dovrebbe essere utilizzato principalmente a scopo diagnostico, nell’ambito di una dieta privativa di 4–8 settimane sotto supervisione di un veterinario esperto in nutrizione, per identificare una reazione avversa al cibo.
Terminato questo periodo, è importante tornare a variare l’alimentazione, evitando solo gli alimenti problematici.
Cani e gatti sani, senza sintomi di allergie o intolleranze, non hanno bisogno di nutrirsi esclusivamente con cibi monoproteici.
Un uso prolungato (oltre un anno) può risultare svantaggioso per le ragioni spiegate sopra.
Un uso limitato a qualche mese, invece, non comporta particolari problemi.
Assicuratevi sempre che l’alimento scelto abbia una composizione adatta alla specie.
Se avete dubbi sulla composizione di un alimento o volete chiarire qualsiasi perplessità, potete usufruire del servizio gratuito di consulenza alimentare personalizzata che offro assieme ai miei altri servizi: insieme leggeremo l’etichetta del prodotto che sta mangiando il vostro animale.


